Va in scena l’odio
antimaschile della Faiella
Alessandra Faiella si indigna su ilfattoquotidiano.it perchè Le Iene hanno osato intervistare alcuni padri ridotti in disgrazia
in rosso alcuni stralci del suo articolo, in nero le contestazioni
La misoginia sta tornando di moda: alle Iene,
un tempo programma “progressista” e politicamente corretto, nella puntata del 5 maggio,
un’associazione di padri separati accusa le ex
mogli delle peggiori nefandezze, prima fra tutte quella di ridurli sul
lastrico
Dove sarebbe nel servizio l’associazione di padri separati?
Enrico Lucci intervista alcuni separati che non hanno un posto dove
dormire. Uno vive in macchina, gli altri nella casa del papà: una struttura del Comune di Roma voluta da Sveva
Belviso, vicesindaco ed assessore ai Servizi Sociali, non certo una pericolosa
esponente dei terribili padri separati.
Poi il delirio della Faiella rompe gli argini: prima il programma Le Iene
era politicamente corretto, non lo è più perché ha osato parlare dei padri.
Giusto, che diamine.
Decine e decine di trasmissioni devono parlare solo di madri, analizzare i problemi delle madri, il disagio
delle madri, le paure delle madri, le violenze subite dalle madri, le
difficoltà economiche ed organizzative delle madri, gli ostacoli nel conciliare
maternità e lavoro, le difficoltà nel conciliare lavoro domestico e carriera, etc.
Quindi bisogna ospitare donne negli studi tv ed intervistare donne nelle
strade, invitare associazioni di donne, ascoltare esperti che parlano di donne e
tuttologi che parlano di donne, su tutte le reti pubbliche e private, ad ogni
ora del giorno e della notte.
Fin qui tutto ok, la Faiella evidentemente gradisce.
Poi una trasmissione
si azzarda a mandare in onda un servizio sulle difficoltà anche dei
padri, e la Faiella grida allo scandalo.
Curiosa idea di politically correct, no?
I padri separati, alle Iene, negano tutte le statistiche
sulle molestie pedofile, da parte dei padri separati, e sulle
violenze contro le ex mogli. Tutto falso, tutte menzogne suggerite dal “club
delle prime mogli”.
È lecito
chiedersi se Alesandra Faiella abbia realmente
visto la trasmissione che attacca, o la stia criticando “al buio”, perché
qualcuno le ha chiesto di farlo …
Dice falsità, pure e semplici falsità che nella trasmissione non compaiono affatto
Oltre a
dispensare odio cieco ad ogni riga, è in grado di documentare quello che scrive?
Quali
sarebbero le statistiche sulle molestie pedofile da parte dei padri separati?
Citare,
prego, se è in grado di farlo..
Quali
sarebbero le statistiche sulle violenza negate dai padri separati? Citare le
fonti ufficiali e soprattutto la parte del servizio nella quale i padri
separati le negherebbero.
La generalizzazione contro tutte le ex, e di conseguenza contro
tutto il genere femminile è evidente, l’odio misogino è
palpabile.
Sarà
evidente per la Faiella, non per altri.
Conosco
migliaia di persone (donne e uomini) che condividono il Faiella-pensiero, ma
anche migliaia di persone (donne e uomini) che non lo condividono affatto.
La guerra
campale è nella sua perversa interpretazione, il servizio non trasuda odio
misogino contro l’intero genere femminile. Ripeto: ma lo ha visto realmente?
Forse è lei
ad odiare gli uomini, tutti, sempre, e tende a proiettare il suo odio a ruoli
invertiti.
La
presunzione non può spingersi fino al punto che i suoi pregiudizi diventino la
Verità e le opinioni diverse siano da gettare alle ortiche perché sbagliate.
Bell’esempio
di democrazia e di rispetto per le opinioni altrui, non c’è che dire.
Esiste anche
chi la pensa diversamente, se ne faccia una ragione.
Del resto, adesso Le Iene è presentato da Teo Mammuccari,
conduttore da sempre simpatico come un avviso di sfratto, noto per la sua
solidarietà con il genere femminile: le ragazze seminude che posizionava sotto
tavoli di vetro, già pronte in posizione “fellatio”, ne sono state fulgido
esempio.
Ehilà! Da
cosa deriva questa interpretazione ardita?
Che Flavia Vento stesse a Mammuccari
come la Lewinski a Clinton è una fantasia della Faiella, niente di più.
Flavia era derisa
per la sua pochezza, è vero; ma essere utilizzata per le smanie sessuali del
conduttore è un’altra cosa.
La
derisione, tuttavia, assume per la Faiella valenza diversa in rapporto a chi
faccia cosa.
Fabio Fazio,
ad esempio, viene deriso, sbeffeggiato, insultato ed umiliato pubblicamente da
Luciana Littizzetto, immancabilmente da anni. E la gente applaude.
Umiliazioni
esplicite e reiterate, sull’inferiorità maschile in generale e di Fazio in
particolare, sulla sua stupidità, sul carattere, sull’aspetto fisico,
sull’abbigliamento, sulla capigliatura … umiliazioni protratte nel tempo molto più a
lungo del programma-meteora di Mammuccari, eppure non abbiamo mai letto una
riga di biasimo della Faiella.
È questa la
sua idea di politically correct?
Se un uomo
umilia una donna è uno scandalo, se una donna umilia un uomo è tutto ok, la
Faiella non impugna l’ascia di guerra..
Che esistano ex mogli perfide e vampire succhiatrici
di sangue siamo tutti d’accordo. Io non ne conosco, ma sicuramente esistono. Io
conosco una valanga di ex mogli disperate che non ricevono un
euro dal loro ex marito, ex marito quasi sempre più ricco di
loro, che spesso intraprende lotte all’ultimo sangue a suon di avvocati.
È vero, è
noto che gli uomini italiani, soprattutto se separati, siano fra i più ricchi
al mondo.
Infatti
potrebbero tutti vivere nei castelli di famiglia con cameriere e maggiordomi,
ma si fingono ridotti in miseria per scroccare alloggi di fortuna nella casa
del papà.
Faiella,
quello intervistato da Lucci dorme in macchina perché non ha altro, chiaro?
Non è un
attore pagato per recitare la parte, è disperato DOC.
Per uno
intervistato ce ne sono altre migliaia che in tv non andranno mai, ma ciò non
significa che l’esercito dei separati sia fatto da benestanti.
Poi c’è pure
il piccoletto di Arcore che passa alla ex 100.000 eurucci al giorno, ma quello nel
servizio non compariva.
Nonostante questo, cioè il fatto che io non ne conosca, sono certa che
esistano ex mogli stronze. Che le ingiustizie, o meglio i reati, ai
danni delle ex mogli siano un falso, questo invece non lo credo.
Che c’entra,
di grazia?
Il servizio
delle Iene diceva questo?
Nessuno
degli intervistati ha parlato di massimi sistemi, ognuno ha raccontato la
propria storia personale, punto e basta; non dovevano farlo?
Dovevano
dire “non posso rispondere o se rispondo tagliate tutto, sennò poi la Faiella
ci rimane male”?
Da notare:
l’unica intervistata per parlare del fenomeno-violenza è una donna, Ilaria
Perulli, della cooperativa che gestisce la casa
del papà.
L’odio misogino è di moda. Non solo alle
Iene. Qualcuno, in Italia, sta arrivando a negare che la violenza contro le
donne sia un’esagerazione, forse anche una menzogna. I dati Istat parlano
chiaro, un femminicidio ogni tre giorni in
Italia. (…)
Non ci
siamo.
Alessandra
Faiella parla di dati ISTAT, cercando di avvolgere con un alone di ufficialità
ciò che ufficiale non è affatto. Li citi, questi dati ISTAT che non ha mai
visto nessuno.
Le fonti che
catalogano il neologismo femminicidio
sono associazioni, comitati e movimenti che prevalentemente si occupano di
donne vittime di violenza: Telefono Rosa, Inquantodonna, SeNonOraQuando, ed altre.
Nessuna
fonte ufficiale pubblica dati sul femminicidio, ne’ l’ISTAT, ne’ il Ministero
dell’Interno (Polizia), ne’ il Ministero della Difesa (Carabinieri).
Non si
tratta di boicottaggio o dimenticanza, il motivo è molto più semplice: il
femminicidio non è un criterio di rilevazione riconosciuto.
Forse lo
sarà in futuro, il fortissimo movimento d’opinione che si sta sviluppando tende
proprio a questo, ma ad oggi ancora non lo è.
Quindi non
esistono dati ufficiali, checché ne dica la Faiella, e le uniche fonti
(peraltro fortemente discordanti fra loro) restano le associazioni di
categoria, in totale assenza di verifiche istituzionali.
Il guaio è
che non esistono nemmeno verifiche fai-da-te.
Il dato
delle circa 120 donne uccise ogni anno (ma alcune fonti citano 140, 160, anche
240) viene accettato acriticamente da chiunque, a cominciare da politici e
giornalisti per continuare con opinionisti e conduttori televisivi.
Quante
persone, fra coloro che si accodano al vento prevalente ripetendo il mantra
“emergenza femminicidio”, si sono realmente prese il disturbo di verificare a
cosa corrisponda la propagandata “strage”?
Chi lo ha
fatto ha riscontrato dati gonfiati rispetto alla realtà.
Prof. Vincenzo Mastriani: 67 casi reali di
femminicidio su 127 dichiarati tali nel 2010
Avv. Paola
Tomarelli (che scandalo, una donna!): 57 casi reali su 238 dichiarati nel 2012
Che bisogno
c’è di costruire un allarme fittizio?
Circa
50/60 donne uccise ogni anno è un dato gravissimo.
Ma
sarebbe gravissimo anche se il totale fosse 30, 15, 5 … anche una sola donna uccisa
è troppo.
Nessuno
può arrogarsi il diritto di essere padrone di un’altra persona.
È
inaccettabile ogni singola vita - maschile e femminile - persa a causa della possessività altrui.
Deve
essere inaccettabile per l’intera società civile, la grande maggioranza: decine
di milioni di cittadine e cittadini responsabili, uniti nello schierarsi contro
una minoranza deviante.
Perché
di questo si tratta: per quanto terribile possa essere il fenomeno, resta
circoscritto ad una sparuta minoranza di barbari criminali.
Ciò
che sorprende è come da questa sparuta minoranza si faccia nascere l’esigenza
di “rieducare” l’intera popolazione maschile.
Altra
domanda: è corretto l’atteggiamento di chi riconosce la gravità delle
uccisioni, di qualsiasi uccisione, anche fossero “solo” qualche decina?
O
forse è più corretto l’atteggiamento di chi ha bisogno di gonfiare i dati,
parlando di centinaia?
(---) Alcuni uomini, pochini a dire il vero, cominciano ad
interrogarsi se non ci sia qualche seme di psicopatologia nel
genere maschile.
Simpatico esempio
di razzismo.
La
psicopatologia non riguarderebbe i comportamenti devianti di una minoranza violenta, ma l’intero genere maschile. Tutti carnefici, dal Dalai Lama
a Gino Strada, da Napolitano a Dario Fo.
L’atteggiamento
corretto, l’unico tollerato, sarebbe quello di ammette la propria inferiorità
rispetto al genere femminile. Ma lo fa una minoranza, gli altri sono bestie.
Razzismo di
genere? Nooooo, lo scrive la Faiella, quindi è politically correct.
Gli altri tacciono, continuando tranquilli a tagliarsi le unghie dei
piedi col tronchesino davanti alla tv, sfregiando con i monconi di unghia
volanti, le piante del salotto.
Ah ah ah ha!
Che simpatica, ecco che salta fuori la vis comica.
Come direbbe
Totò, mi scompiscio.
Sarebbe il
caso di rispondere per le rime?
Si potrebbe
dire che le virago alla Faiella, quelle che non si interrogano sulla la
psicopatologia femminile schiava di ideologie e pregiudizi, continuano
tranquille ad adottare altri beceri
comportamenti femminili, tipo intasare gli scarichi ignorando i cartelli che
chiedono di non gettare assorbenti nel cesso?
Ma no, non
mi interessa competere sul terreno della denigrazione che sembra essere tanto
caro alla nostra comica prestata al sociale.
Se in Italia venisse ucciso un maschio ogni tre giorni, se
un uomo su tre tra i 16 e i 70 anni fosse stato vittima nella sua vita
dell’aggressione di una donna, se 6 milioni 743 mila uomini avessero
subito violenza fisica e sessuale da parte di donne, come dicono gli ultimi
dati Istat (a proposito del genere femminile ovviamente), se quasi 700mila
uomini, avessero subito violenze ripetute dalla partner e nel 62,4% dei casi i
figli avessero assistito a uno o più episodi di violenza; se, continuamente,
gli uomini fossero vittime di molestie, stalking, palpeggiamenti vari,
se tutto questo fosse per assurdo la condizione maschile in
Italia, succederebbe il finimondo.
Ma per
favore … eviti di pontificare in merito a ciò che non conosce, fa più bella
figura.
Da noi si
parla solo di vittime femminili, da decenni.
È doveroso
che lo si faccia, il problema è la mancanza di dati oggettivi a 360°, per cui sembra
(deve sembrare?) che il fenomeno a ruoli invertiti non esista.
La vittima
maschile di violenza domestica esiste eccome, ma è volutamente ignorata, solo
in Italia.
C’è sull’argomento
una letteratura scientifica infinita, studi provenienti dagli immancabili USA e
UK ma anche da Filippine, Spagna, Iran, Brasile, Canada, Messico, etc.
Ovunque
venga studiato, il fenomeno “violenza” registra autori e vittime ambosessi, con
modalità simili sia per gravità che per ricorsività.
Da noi viene
studiato solo un aspetto del problema, quindi mettendo sotto i riflettori solo
l’aspetto A si ottiene il risultato di oscurare l’aspetto B.
Delle
vittime maschili non se ne parla perché non esistono, o non esistono perché non
se ne parla?
(…) Invece la questione continua a riguardare la violenza sulle
donne da parte di uomini, una violenza di massa di segno
opposto non esiste.
Esiste,
eccome
Il fatto che
la ignori la Faiella non vuol dire che non esista.
Si documenti
un po’, studiare non fa mai male.
Eppure, di fronte a tutto ciò, gli uomini, anche quelli sani,
anche quelli non violenti dormono. Gli altri, i malati, se si
svegliano è anche peggio.
E di fronte a tutto
ciò io continuo ancora a sentire questa frase: “Sì, ma le donne usano la
violenza verbale“. Verissimo. Infatti mi associo anch’io: “Ma
vaffanculo!”
Che classe
! Grazie di cuore … da lei non potevamo aspettarci una conclusione diversa
Padri separati, quelle iene delle ex mogli