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venerdì 2 agosto 2013

la favola del Sistema Marcio

Bimbobello nel Paese degli Orrori



C’era una volta un regno felice, il Paese Normale.
Nel Paese Normale, contea di Ailgup, c’era una famiglia separata, una fra tante.
Nella famiglia separata c’era un bambino, Bimbobello, che durante la settimana viveva con la mamma Marinonza e nel weekend andava dal papà Francescone.
Niente di strano, nel Paese Normale i casi simili sono decine di migliaia.
Un giorno, però, Bimbobello comincia a subire una serie di cose che nessun bambino dovrebbe subire: schiaffi, cinghiate, botte di ogni tipo, insulti, umiliazioni continue …
Bullismo scolastico? Microcriminalità fra coetanei?
No, è la mamma.
Ma dai … in un Paese Normale le mamme amano i propri figli, non farebbero mai loro del male
Eppure succede.
Marinonza mena, ammazza se mena! … il primo a non credere che stia succedendo è proprio Bimbobello
È sconcertato, non sa che fare, non ha il coraggio di protestare, prende le botte e tace, spera solo che le cose cambino.
E infatti cambiano, ma in peggio.
Le urla e le botte diventano sempre più frequenti, poi si aggiungono le minacce:
“non ti azzardare a parlare con nessuno”
“non dire niente a tuo padre, alle maestre, al sacerdote”
“se fiati ti ammazzo”
“i fatti di casa rimangono in casa”
Bimbobello vorrebbe sfogarsi col padre, ma è terrorizzato; sa che il padre potrebbe dire o fare qualcosa, ma sa anche che poi lui dovrà tornare a casa dalla madre, ed ha paura della terribile vendetta.
Passano i mesi e le violenze continuano, si aggiungono anche i nonni.
Invece di proteggere il nipotino partecipano agli insulti, alle punizioni, alle minacce.
Bimbobello non regge più.
Di notte le lacrime si sprecano, ma il buio della sua cameretta è l’unica oasi di pace perché sa che il mattino successivo il calvario comincerà di nuovo.
Arriva giugno, l’estate si avvicina, Bimbobello sa che andrà in vacanza col padre; allora prende il coraggio a due mani e sfida per la prima volta le minacce materne: parla con papà Francescone , racconta, descrive, piange, si sfoga.

Francescone è un pezzo d’uomo, famoso nella contea di Ailgup e nel borgo di Onarutut per non aver mai tremato davanti a nessun pericolo, ma in questa occasione si sente indifeso, perplesso, indeciso.
Non sa cosa fare: può essere tutto vero ciò che racconta il figlio? Deve andare da Marinonza e spaccare tutto? Deve dare retta alla pancia e correre in commissariato a denunciare, o dare retta alla testa e verificare prima di fare qualsiasi passo?
Francescone conta fino a 10, ma non serve a calmarlo.
Allora conta fino a 1000, poi 10.000, poi 100.000 … che fare?
Si sforza di ragionare, di rimanere calmo, contatta avvocati, psicologi e specialisti di ogni tipo per consultarli sul bene del bambino.
È sincero? Accade veramente tutto quello che descrive? Non è che per caso esagera? Non sono fantasie?
La risposta degli esperti è drammatica: purtroppo è tutto vero
Bimbobello ha chiesto aiuto, ha bisogno di essere protetto, ha chiesto di vivere col padre, ha realmente bisogno di essere salvato dall’ambiente malsano in cui vive.
Francescone non si tira indietro, è disposto a tenere il bambino con se, ma vuole fare tutti i passi necessari per essere a posto e soprattutto per far essere a posto Supercucciolo; lo tranquillizza, gli dice che faranno tutto il necessario per evitare passaggi traumatici, aspetteranno le vacanze estive e poi rimarrà con lui.

Bimbobello è deluso, sente di non essere creduto.
È un bambino, poco avvezzo quindi ai lacci e laccioli dell’iter legale, crede che basti chiedere qualcosa per avere la garanzia di ottenerla.
Ha taciuto per tanto tempo, ora che ha trovato il coraggio di parlare vorrebbe soluzioni immediate, protezione immediata, ascolto immediato.
Aspettare, verificare, valutare, scrivere ed attendere risposte sono modalità che mal si conciliano con le sue aspettative di giustizia infantile.
Se ha chiesto di vivere col padre, perché non può farlo da subito?
Teme che il padre non gli creda, quindi si preoccupa di avvalorare il suo racconto con delle prove.

Sono svegli i ragazzini di oggi, e Bimbobello è più sveglio della media.
Col cellulare registra le liti, gli insulti, le minacce; scrive poi un diario, sul quale annota episodi violenti, insulti, date; elabora anche frasi in codice con le quali, al telefono, fa capire al padre che ha Marinonza di fronte a controllare quello che dice e quindi non può essere sincero .
In un Paese Normale i bambini sono molto meno tonti di quanto si possa credere; sono anche capaci di calarsi nei panni di 007, se serve.

Arrivano le vacanze estive, per Bimbobello è la fine di un incubo, finalmente può rimanere da Francescone e non fare più ritorno nella casa degli orrori.
Al padre consegna diario e registrazioni: “tienimi con te, non mandarmi più li”.
“Ok tesoro mio, ma bisogna fare le cose per bene. Non posso prendere iniziative autonome, dobbiamo andare da un giudice”.
Vanno dai Carabinieri e Bimbobello è un fiume in piena: racconta tutto sulle violenze subite, racconta della madre e dei nonni, racconta dell’avvocato che voleva convincerlo a stare zitto “per non rovinare la famiglia”, racconta le botte, gli insulti, le minacce, le umiliazioni … racconta l’inferno.
I Carabinieri capiscono, è indispensabile farlo ascoltare da un giudice, e Bimbobello non si ferma più: la sua versione non si sposta di una virgola, al giudice ripete cosa ha subito e da parte di chi.
Il giudice non crede alle proprie orecchie, per sicurezza chiede a Bimbobello di ripetere tutto ad un altro giudice.
Il bambino non si fa pregare, è troppo tempo che sopporta in silenzio e non vede l’ora di essere ascoltato da chi ha il potere di intervenire: ripete il suo calvario ad un altro giudice, non vacilla, anzi, aggiunge particolari del passato che gli tornano alla mente.
La soluzione è inevitabile: Bimbobello resta da Francescone e non fa ritorno da Marinonza, che potrà incontrarlo solo di fronte ai Reali Controllori, i Follettisociali.
Giustizia è fatta?
In un Paese Normale, si
Ma all’orizzonte si profila una sciagura: oscure figure tramano nel buio per trasformare il Paese Normale in qualcosa di terribile.

È notte.
Nel bosco, attorno ad un fuoco, si incontrano la strega Presidonza, la Strega Avvoconza, gli Orchi Nerovestiti, i Follettisociali, la Maga Cittiù.

“Cos’è successo nel borgo di Onarutut?”
“… ma è vero che un bambino è stato ascoltato? ”
“vero, vero … e uno dei nostri, un Nerovestito, gli ha pure dato ragione.”
“noooo !!!…. e il potere della Baracca dove va a finire? ”
“guai se i bambini avessero voce in capitolo … noi che ci stiamo a fare? ”
“oh, la Baracca è la Baracca … ”
“solo noi sappiamo ciò che è giusto, ciò che va deciso, ciò che va fatto”
“beh, insomma … veramente noi sappiamo solo ciò che serve a mantenere in piedi la Baracca …”
“oh, ma che sei matto? ‘Ste cose non si dicono, se qualcuno se ne accorge è finita”
“noi Orchi Nerovestiti chiamiamo la Maga Cittiù per farci dire cosa fare”
“io Maga so benissimo cosa volete voi Nerovestiti, vi assecondo sennò non mi chiamate più”
“hai fatto caso che chiamano sempre le stesse maghe?”
“beh, cocca, mica so’ scema … io pure tengo famiglia...dico ai Nerovestiti quello che i Nerovestiti vogliono sentirsi dire ... sono anni che in questo Sistema ci mangio con la forchetta d'oro”
“quindi noi fingiamo di fare quello che dice la Maga, ma tanto la decisione era già presa in partenza.”
“alla fine arrivano i Follettisociali e pure loro danno ragione ai Nerovestiti”
“insomma se qualcosa non funziona la colpa è sempre della gente, mai del Sistema”
“noi siamo infallibili, siamo intoccabili, siamo invincibili, siamo la Baracca”
“ eh eh eh eh eh … tu dai ragione a me e io do ragione a te, da sempre funziona in questo modo”
“così la Baracca è blindata, mi pare giusto”
“e mo’ che succede? Arriva un ragazzino e decide lui cosa è meglio fare?”
“ma siamo matti?”
“ragazzi, ‘sta cosa bisogna sistemarla in qualche modo”
“si, si, il nostro Potere deve essere sbattuto in faccia a tutti”

Riunita attorno al fuoco c’è una pericolosissima setta, la Baracca del Malaffare, che decide di fare un incantesimo terribile: cambiare il Paese Normale e trasformarlo in un Paese degli Orrori.
Nel pentolone fanno bollire pregiudizio di Nerovestito, servilismo di Maga Cittiù, arroganza di Follettosociale, criminalità di Avvoconza, innocenza di bambino, impotenza di genitore e gli immancabili sangue di drago ed ala di pipistrello, tanto per dare al miscuglio l’inconfondibile profumino di pozione magica.
Poi il miscuglio viene sparso in volo sul Paese Normale da 666 corvi al servizio della Baracca del Malaffare, e nulla fu più come prima.

Come per incanto salta fuori un provvedimento che impone a Francescone, per il bene del bambino, di riportare Supercucciolo da Marinonza.
Ma come, deve riportarlo da dove è scappato, dove lo pestavano?
Questo sarebbe il bene del bambino?
Che fine fanno le dichiarazioni di Bimbobello, verbalizzate dai Carabinieri e dai Giudici?
È questo il modo di proteggerlo?
Poi inizia l’anno scolastico, e Francescone prova ad iscrivere il figlio a scuola; niente da fare, la Baracca del Malaffare è fiancheggiata dalla strega Presidonza che si oppone con tutti i mezzi.
Quindi salta fuori un altro provvedimento che impone a Francescone di portare Bimbobello alla scuola di Arfassam che frequentava quando viveva con Marinonza, a 100 km di distanza.
Francescone ovviamente rifiuta di sottoporre il figlio ad una fatica idiota ed orari ancora più idioti: c’è una scuola a 200 metri, perché gli vietano di andare li?
Ma la Baracca è avviata, ormai è inarrestabile.
Infatti salta fuori un altro provvedimento che scarica la responsabilità di tutto sul padre: se Bimbobello non va a scuola la colpa è sua, che vuole evitare al figlio di alzarsi alle 5 del mattino per fare 200 km al giorno, 1000 km a settimana, 30.000 km l’anno.
Non è finita: i Follettisociali convocano padre e figlio sempre ad Arfassam, ai soliti 100 km di distanza. In fondo sono previdenti … forse vogliono far abituare il bimbo all’idea che la Baracca ha deciso, è inutile che metta radici ad Onarutut tanto li non rimarrà.
Poi l’ultima perla, che rivela i perché dell’ostracismo costruito pezzo per pezzo fin dall’inizio: la Baracca vuole che Bimbobello debba essere tolto a Francescone, deve andare in un istituto che si trova nello stesso borgo della madre, ad Arfassam.

Perché?
Già, è vero, serve un motivo … che ci vuole, adesso se lo inventano … eccolo qua: è ovvio, deve essere tolto al padre per essere ascoltato dalla Maga Cittiù.
Embè? La Maga non poteva ascoltarlo mentre vive normalmente con la sua famiglia, come avviene in decine di migliaia di casi?
La Baracca deve coprire le sue malefatte, deve giustificare le porcate fatte in precedenza, deve ribadire la propria onnipotenza.
Sono stati fatti degli errori, tanti;
· non viene trasferita la residenza del bambino presso l’abitazione paterna, nonostante fosse vietato alla madre di incontrare Bimbobello
· Se può incontrare la madre solo una volta a settimana sotto il controllo dei Folletti, come può continuare a vivere li? Come può mantenere la residenza in un posto dal quale vuole fuggire?
· non viene permessa l’iscrizione ad una scuola diversa da quella che è nello stesso paese dell’istituto
· non viene preso alcun provvedimento nei confronti del genitore abusante: non c’è la revoca della potestà genitoriale, non c’è un rinvio a giudizio per maltrattamenti in famiglia
· l’unica minaccia penale è ai danni di chi protegge il bambino, non ai danni di chi gli ha fatto del male.

Ma la Baracca del Malaffare si sente infallibile, metterà in atto qualsiasi bestialità pur di non ammettere i propri errori.
Perché accanirsi nel non ufficializzare il legame di Bimbobello con Onarutut?
Perché mantenere saldi i legami con Arfassam, servizi, scuola, istituto?
Qualcosa lascia credere che la decisione di chiudere Bimbobello nell’istituto di Arfassam fosse già presa in partenza?
Il Gran Visir Andreottibus diceva: pensare male non sempre è bello, però molto spesso ci si azzecca.

Ma si, chissenefrega dei bambini, l’importante è che il potere della Baracca trionfi.
Bimbobello è distrutto: era felice per aver trovato il coraggio di liberarsi dalle violenze e chiedere aiuto alle istituzioni, ora sa che l’unico aiuto che sanno dargli le istituzioni è quello di chiuderlo nella prigione dei bambini.
Ha un padre ed una nonna che lo adorano, ma deve essere rinchiuso in un luogo dove degli estranei si occupano di lui a pagamento.
Sa tanto di punizione, “così impari a stare zitto”
Forse aveva ragione la Strega Avvoconza, quella che voleva convincerlo non dire niente di ciò che era successo.
Se questa è la soluzione, era meglio continuare a tacere e prendere le botte in silenzio.

Bimbobello ha provato a reagire, ma la Baracca gli si è rivoltata contro.
Impara, bambino, impara: la Baracca non è li per aiutarti, esiste solo per legittimare se stessa.
Se provi a dire la tua opinione, assicurati prima che coincida con l’opinione della Baracca.
Altrimenti sono guai.
Imparate, genitori, imparate: il Potere è abituato ad essere servito, ossequiato, assecondato.
È un meccanismo ben rodato, chi siete voi per credervi ingranaggi estranei al meccanismo?
Se non chini la testa vieni stritolato … 10 anni per ottenere una risposta, alla fine una sentenza che grida vendetta e altri 10 anni per impugnarla.
Tanto la Baracca non ha problemi di tempo, sono pagati anche se il loro lavoro non risolve problemi e bisogni della cittadinanza, non sono chiamati a rispondere degli errori, si autocontrollano, si autodisciplinano, si autosanzionano (beh, autosanzionano ... si fa per dire!)

C’era una volta un Paese Normale
Adesso non c’è più.
Dopo l’incantesimo della Baracca del Malaffare, di normale non è rimasto nulla